Oracle
  1. Database Strategy/

Oracle

Oracle è il database che mi ha formato professionalmente.
Ci lavoro dal 1996, e in quasi trent’anni ho visto passare versioni, paradigmi e mode — ma il cuore del motore è rimasto lo stesso: solido, complesso, spietato con chi non lo conosce a fondo.

Ho gestito istanze da poche centinaia di utenti e data warehouse da miliardi di righe. Ho configurato Data Guard quando ancora si chiamava standby database, ho scritto PL/SQL quando il debugging significava DBMS_OUTPUT e pazienza, ho progettato partitioning scheme prima che diventasse una feature da marketing deck.

Oracle non è un database che si impara sui tutorial.
Si impara sugli incidenti, sulle migrazioni alle tre di notte, sui piani di esecuzione che cambiano dopo un aggiornamento delle statistiche.

In questa sezione racconto quello che ho imparato sul campo: architettura, sicurezza, performance e le decisioni progettuali che separano un’installazione che funziona da una che sopravvive.

Perché con Oracle non basta sapere la sintassi.
Bisogna capire come ragiona il motore.

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Un cliente con Oracle 19c su Linux e performance deludenti. Installazione di default, nessun tuning. Huge Pages, semafori, I/O scheduler, THP e limiti di sicurezza: tutto quello che mancava — con i numeri prima e dopo.

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AWR, ASH e i 10 minuti che hanno salvato un go-live

Venerdì sera, vigilia di un go-live. Le performance crollano. Con AWR e ASH ho trovato un full table scan nascosto in una stored procedure in meno di dieci minuti — e il rilascio in produzione è andato avanti.

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