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Use Case

Use Case (Jacobson)

Lo use case è una tecnica di analisi dei requisiti introdotta da Ivar Jacobson alla fine degli anni ‘80 nel suo metodo Objectory, e poi incorporata in UML come uno dei nove diagrammi standard del 1997. Descrive il sistema dal punto di vista dell’attore che lo usa (utente, sistema esterno, scheduler), non degli oggetti software che lo compongono.

Come funziona #

Uno use case è composto da:

  • un attore (chi inizia l’interazione)
  • un obiettivo (cosa l’attore vuole ottenere)
  • uno scenario principale (la sequenza di passi tipica)
  • eventuali scenari alternativi (cosa succede in caso di errore o variante)

Esempio classico: “Come cliente registrato voglio cancellare un ordine, perché ho cambiato idea sull’acquisto.” L’attore è il cliente registrato, l’obiettivo è cancellare un ordine, gli scenari descrivono i passi (login, ricerca ordine, conferma) e le eccezioni (ordine già spedito, sessione scaduta).

Perché ha cambiato l’analisi dei requisiti #

Prima dello use case, l’analisi tendeva a descrivere il sistema in termini di funzioni (cosa fa) o di dati (cosa contiene). Jacobson ha proposto di partire invece dal comportamento osservabile per chi usa il sistema — un cambio di prospettiva semplice ma rivoluzionario, perché ha messo in conversazione developer e business in un linguaggio comune.

L’eredità nelle metodologie Agile #

La user story dell’Agile è uno use case asciugato del formalismo accademico. La sintassi “come [attore] voglio [fare X] per [ottenere Y]” (Mike Cohn) è il distillato conversazionale dello use case di Jacobson. Stessa architettura narrativa, stesso ruolo di ponte tra business e tecnico — solo più breve e meno strutturato.